L’ultimo ballo di Pulcinella: quando la maschera dice la verità
C’è un’ora precisa, nell’ultimo lunedì di Carnevale, in cui la musica rallenta, i coriandoli restano a terra come neve stanca e le piazze si svuotano piano. È l’ora in cui rimane lui. Solo. Con quel camicione largo, il cappello a punta e il naso adunco che sembra fiutare i segreti del mondo. Pulcinella non esce di scena: resta. Resta come restano le cose antiche, quelle che hanno attraversato i secoli senza perdere voce. Nasce nel Seicento, nella Napoli viva e affamata, dalla fantasia teatrale di Silvio Fiorillo. Ma le sue radici affondano ancora più giù, nella terra rossa di Acerra, dove la tradizione racconta di un certo Puccio d’Aniello, contadino arguto e lingua affilata, capace di far arrossire il potente con una sola battuta. E forse è proprio questa la sua grandezza. Pulcinella non è un eroe. Non è un santo. Non è un ribelle con la spada. È uno che ha fame. Uno che cade. Uno che si arrangia. È il bianco e il nero insieme. Il servo che prende in giro il padrone. Il povero c...









