Parrocchia Gesù Divino Lavoratore: il Vescovo Mengoli apre il triduo di San Giuseppe tra Presenza CSI e Scuola dell’Infanzia Paritaria Maria Santissima della Fontana

 











































TORREMAGGIORE – C’è un momento, nelle nostre comunità, in cui tutto sembra tornare al suo posto. Le voci si abbassano, gli sguardi si cercano, le porte si aprono… e la Chiesa si riempie. Succede quando un popolo si ritrova.

È quello che è accaduto il 16 marzo, nella Parrocchia Gesù Divino Lavoratore. Il primo giorno del triduo a San Giuseppe, ma anche qualcosa di più: una sera da custodire. A presiedere l’Eucaristia il Vescovo, Giuseppe Mengoli, nel giorno del suo compleanno. Un dettaglio che non è passato inosservato, perché quando un pastore vive il suo giorno tra la sua gente, tutto acquista un sapore diverso.

La chiesa era piena. Ma non è un modo di dire. Era piena davvero, in ogni dove. Banchi occupati, spazi laterali colmi, persone in piedi. E soprattutto volti. Tanti volti. Famiglie, bambini, giovani, anziani. Una comunità intera che ha scelto di esserci.

E in mezzo a tutto questo, lui: il Vescovo. Non distante, non formale. Presente. Vicino. Con quello stile che non alza la voce ma arriva lo stesso, perché passa dal cuore.

Davanti a lui i ragazzi del Centro Sportivo Italiano, con i loro educatori, le famiglie, le insegnanti. Accanto, la tenerezza dei più piccoli: la delegazione della Scuola dell’Infanzia Paritaria “Maria Santissima della Fontana”. Due mondi che si incontrano, un’unica comunità che cresce.

E allora le parole diventano strada.

Il Vescovo Mengoli non fa discorsi complicati. Va dritto. Parla ai ragazzi come si parla ai figli: con verità. Li invita a non restare soli, a non accontentarsi di rapporti a distanza, a cercarsi davvero. A guardarsi negli occhi. A chiamarsi per nome. A costruire amicizie che si vivono, non che si immaginano.

Perché è lì – nel tempo condiviso, nella presenza, nella comunità – che nasce la gioia vera. Quella che resta.

E mentre parla, sembra quasi di vedere San Giuseppe. L’uomo del silenzio, sì. Ma anche l’uomo che custodisce, che tiene insieme, che non lascia indietro nessuno. L’uomo delle relazioni vere.

Non c’è bisogno di effetti speciali quando le parole sono autentiche.

Alla fine della celebrazione, un segno semplice: la consegna dell’album delle figurine ai ragazzi. Un gesto che parla di appartenenza, di identità, di cammino condiviso. Ma questa è un’altra storia. E merita di essere raccontata a parte.

Quello che resta, invece, è un’immagine difficile da dimenticare: una chiesa piena in ogni angolo, un Vescovo tra la sua gente, una comunità che si ritrova.

E, per una sera, Torremaggiore ha avuto il volto più bello: quello di una famiglia.

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