Torremaggiore, il cuore oltre l’orizzonte: cala il sipario su una Festa della Fontana indimenticabile
Si spengono le ultime luci, il fumo delle batterie si dirada nel cielo di aprile e il silenzio torna pian piano a scendere sulle strade di Torremaggiore. Ma è un silenzio diverso. È il silenzio carico di gratitudine di una comunità che, per cinque giorni, ha smesso di essere un semplice insieme di abitanti per riscoprirsi Popolo.
Si è conclusa oggi la Festa della Fontana 2026, e dire che è stato "tutto bellissimo" sarebbe un eufemismo. È stata un’esplosione di fede, di colori e di quella torremaggioresità verace che non si può spiegare a chi non l’ha vista almeno una volta: bisogna sentirla vibrare nel petto quando il simulacro della Vergine varca la soglia del Santuario, o quando il ritmo della "Diana" sveglia l'anima prima ancora dei sensi.
Un cammino tra Fede e Tradizione
Dall'emozionante intronizzazione della domenica, fino alla solenne processione di martedì e ai grandi eventi di chiusura, il programma civile e religioso ha saputo tessere una tela perfetta. Abbiamo visto le luminarie di Corso Matteotti accendersi come sogni, abbiamo ascoltato le note dei complessi bandistici che sono il battito cardiaco delle nostre piazze, e ci siamo emozionati con le voci di grandi artisti che hanno reso omaggio alla nostra devozione.
Toccanti, quasi sussurrate al cuore, sono state le tappe nei quartieri e i momenti di solidarietà, come l'offerta dei pasti della Fondazione Il Mandorlo Fiorito, dove il passaggio della Beata Vergine ha portato quella carezza invisibile che solo la fede sa regalare.
Il trionfo degli organizzatori
Un plauso immenso, di quelli che devono far tremare le mani per l'intensità degli applausi, va al Comitato Feste. Organizzare un evento di questa portata, coordinare la sicurezza, i fuochi, i concerti e i riti sacri è un'impresa che rasenta l'eroismo quotidiano. Avete lavorato nell'ombra per regalarci la luce. Avete sudato per permetterci di sorridere.
Complimenti a tutti voi, agli sponsor, alle autorità e a ogni singolo cittadino che ha esposto un drappo al balcone.
Il senso di un addio che è un arrivederci
Torremaggiore si conferma una città che sa onorare il passato guardando al futuro. La festa non è solo folklore; è il momento in cui ci guardiamo negli occhi e ci riconosciamo fratelli sotto lo sguardo della "Mamma nostra".
Cala il sipario, sì. Ma la fiamma della devozione resta accesa, pronta a rinnovarsi l'anno prossimo. Perché a Torremaggiore la festa non finisce mai davvero: resta incisa nelle pietre, nel profumo dell'olio buono e nel ricordo di queste giornate che ci hanno reso, se possibile, ancora più orgogliosi di essere figli di questa terra.
Grazie Torremaggiore. Grazie Maria Santissima della Fontana.



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