Chiusura del Centenario: Don Francesco Maria Vassallo, una luce che continua a guidare
Ci sono vite
che non passano. Sembrano appartenere a un’altra epoca e invece continuano a
bussare al presente, sorprendendolo con la loro forza gentile.
È così per il Servo di Dio don Francesco Maria Vassallo, il cui Centenario
della nascita (1925-2025) si è concluso a Torremaggiore e San Severo
attraverso due giornate di ascolto, memoria e profonda gratitudine.
Venerdì 14 novembre – Torremaggiore riflette sulla sua
eredità spirituale
Nel Cenacolo
San Giuseppe, cuore pulsante del Movimento dei Missionari Cenacolisti, si è
tenuto il convegno conclusivo dedicato alla figura di questo sacerdote che ha
segnato il cammino di tanti.
Una spiritualità che parla ancora al presente
La prof.ssa
Emma Carleo Bonfatti, docente alla Pontificia Università Gregoriana, ha
restituito un ritratto di don Vassallo sorprendentemente attuale:
non un uomo degli effetti speciali, ma un prete che ha saputo fare dei gesti
quotidiani il luogo della presenza di Dio.
Una
spiritualità abitata, concreta, che nasceva nella preghiera e si compiva
nella dedizione agli ultimi, nelle case semplici, nei malati, nei cuori feriti.
Tre le sue chiavi di lettura:
- Radicamento nella preghiera, vissuta come respiro
dell’anima.
- Amore concreto per la gente, senza calcoli, senza difese.
- Fedeltà alla Chiesa, salda e paterna anche nei
tempi più difficili.
Essere, non fare, il prete
A seguire, don
Alessandro Rocchetti, padre spirituale del Seminario Regionale Pugliese, ha
letto la storia del Servo di Dio con parole che hanno toccato molti.
“Un prete non si misura da ciò che fa, ma da ciò che è”, ha ricordato.
Di don
Vassallo ha messo in luce l’umiltà: un uomo capace di farsi trasparenza, di
lasciare spazio a Dio senza mai attirare attenzione su di sé.
Una paternità discreta, che accompagna senza imporsi, che illumina la coscienza
senza sostituirsi ad essa.
Per i
sacerdoti di oggi – ha aggiunto – don Vassallo è un richiamo forte alla verità
del ministero: sobrietà, fedeltà, gratuità.
Un Pastore che custodisce la memoria
A chiudere
la serata, la voce del vescovo, mons. Giuseppe Mengoli, che ha ricordato
come una diocesi cresce quando sa riconoscere i suoi santi nascosti.
“Don Vassallo,” ha detto, “è una voce mite ma forte, una presenza silenziosa ma
feconda.”
Sabato 15 novembre – La Cattedrale abbraccia il Servo
di Dio
La Santa
Messa nella Cattedrale di Santa Maria Assunta, presieduta dal Cardinale
Enrico Feroci, ha rappresentato il momento culminante delle celebrazioni.
Il gesto: la preghiera sulla tomba a Torremaggiore
Prima di
raggiungere la Cattedrale, il Cardinale Feroci ha voluto compiere un gesto
carico di delicatezza e rispetto:
si è recato a Torremaggiore per sostare in preghiera sulla tomba di don
Francesco Maria Vassallo, e ha visitato il percorso dedicato alla sua vita
presso il Cenacolo San Giuseppe.
Un segno semplice, ma eloquente, che ha commosso profondamente i presenti: la
santità si onora soprattutto così, nell’intimità del silenzio.
L’omelia: il cuore di un padre, il peso della santità
Nella sua
omelia, il Cardinale ha delineato un ritratto limpido di don Vassallo,
cogliendo l’essenza del suo ministero.
Tre le intuizioni che hanno scandito la sua riflessione:
- La carità come stile di vita
Don Vassallo non amava per dovere, ma per vocazione.
Si lasciava attraversare dalle ferite degli altri e le portava con sé, come parte della sua missione. - La fede che si vede nei
dettagli
“I santi non fanno rumore,” ha detto il Cardinale. “Eppure sono loro a costruire la Chiesa.”
La mitezza di don Vassallo, la sua capacità di ascolto, la sua disponibilità totale sono quei segni che non brillano in superficie, ma illuminano in profondità. - Un modello per i sacerdoti di
oggi
In un mondo veloce e distratto, don Vassallo ricorda che il prete deve essere prima di tutto uomo di Dio, padre più che funzionario, presenza più che prestazione.
A
conclusione, l’invito a tutta la comunità:
custodire la sua eredità e lasciarsi ancora educare dalla sua vita.
“Non temete di seguire il passo dei santi: è il passo della Chiesa che non
invecchia.”
Un Centenario che non chiude, ma apre
La
conclusione del Centenario non è stata un punto finale.
È stata una porta che si spalanca sul futuro.
Le parole
ascoltate al convegno e la preghiera condivisa in Cattedrale hanno mostrato che
la vita di don Francesco Maria Vassallo non appartiene al passato:
continua a generare luce, discernimento, desiderio di santità.
Il suo
messaggio rimane semplice e disarmante:
amare Dio,
servire tutti, camminare con umiltà.
E mentre la
diocesi di San Severo chiude l’anno del Centenario, nei cuori rimane una
certezza serena:
quando una
vita è donata fino in fondo, non finisce mai.

















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