La Notte in cui Dio sceglie gli ultimi e accende la luce nelle nostre fragilità
È Natale anche quest’anno. E nella notte più attesa, quella in cui il silenzio parla più forte delle parole, risuona l’omelia di don Leonardo Di Mauro, parroco della Parrocchia Gesù Divino Lavoratore, come un invito limpido e disarmante alla grande gioia.
Non una gioia superficiale, non un entusiasmo di facciata. Ma quella gioia vera che nasce quando si ha il coraggio di guardare la realtà così com’è, senza sconti. Dio – ricorda il parroco – entra nel mondo come un bambino, e non sceglie i palazzi o le strade comode. Entra con gli ultimi, entra nei più di cento luoghi segnati dalla guerra, entra dove la pace sembra impossibile. Entra con l’umiltà della paglia, quella stessa paglia su cui viene adagiato il Figlio di Dio.
Ed è proprio lì il cuore del Natale: siamo preziosi ai Suoi occhi. Non perché perfetti, non perché forti, ma perché amati. Cristo non è una visita qualunque, non è un passaggio simbolico. È il Signore che si fa dono, totalmente, senza condizioni. Si fa carne per noi, per ciascuno, così come siamo.
Nessuna situazione, per quanto dolorosa, ha l’ultima parola. Né la guerra, né la solitudine, né la fragilità che spesso ci accompagna. L’ultima parola è di Cristo Salvatore. E questa parola è pace. Una pace che non ignora le ferite, ma le attraversa. Una pace che non cancella la notte, ma accende una luce dentro.
Don Leonardo invita a fare una cosa semplice e rivoluzionaria insieme: far nascere Gesù dentro di noi. Permettere a quella luce di passare attraverso le nostre fragilità, senza paura. Perché Dio non smette mai di cercarci. Mai. Neanche quando siamo stanchi, distratti, lontani.
È questo il Natale che ci viene consegnato: un Dio che non si arrende, che entra nel buio, che sceglie la piccolezza per dirci che la speranza è ancora possibile. Anche quest’anno. Soprattutto quest’anno.





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