1 gennaio 2026 – Omelia di don Leonardo Di Mauro Parrocchia Gesù Divino Lavoratore

 


La liturgia del primo giorno dell’anno ci riporta al cuore del Natale. Non è un ritorno nostalgico, ma un invito a rimettere a fuoco l’essenziale. Nell’omelia pronunciata il 1° gennaio 2026 da don Leonardo Di Mauro, parroco della Parrocchia Gesù Divino Lavoratore, lo sguardo della comunità viene condotto ancora una volta verso Betlemme, verso quella nascita che continua a interrogare la storia.

Al centro del racconto evangelico ci sono i pastori: uomini semplici, chiamati a riconoscere il Salvatore del mondo. Essi trovano un neonato avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia. Un segno povero, quasi sconcertante. Eppure – ha ricordato don Leonardo – nulla è casuale: i segni del Regno non si impongono, vanno cercati e compresi. Dio si nasconde nella “paglia” di questo mondo, nelle pieghe della semplicità, là dove spesso l’uomo non guarda più.

La mangiatoia diventa così la strada scelta da Dio. Non il potere, non la forza, ma il linguaggio dei segni umili. In quella paglia prende forma una logica nuova, capace di ribaltare i criteri del mondo. La luce flebile annunciata dagli angeli squarcia le tenebre: non una luce accecante, ma sufficiente a indicare il cammino. È un messaggio chiaro e attualissimo: il mondo non si salva affilando le armi, ma costruendo la pace.

Da qui nasce la speranza cristiana. In un tempo segnato da guerre e violenze, potremmo diventare scettici davanti a un Dio che si fa bambino, fragile, deposto in una mangiatoia. E invece – ha sottolineato il parroco – proprio questa è l’unica strada che vince le tenebre. La nascita semplice e umile di Gesù resta la risposta di Dio alle paure dell’uomo.

Nel primo giorno dell’anno, lo sguardo si posa anche su Maria, modello di fede e di silenziosa custodia. È lei che conserva nel cuore questi misteri e ci aiuta a cercare il senso profondo della nostra vita. In quel Bambino, segno nascosto ma vero, ciascuno è chiamato a ritrovare il significato della propria esistenza.

Un inizio d’anno che, dalla mangiatoia di Betlemme, invita Torremaggiore e il mondo intero a scegliere ancora una volta la via antica e sempre nuova della pace.

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