Ho rubato a don Bosco l’amore per i giovani
Non è una frase ad effetto. È una confessione. Ed è forse la chiave più vera per entrare nella vita lunga e silenziosamente feconda del Venerabile Don Felice Canelli.
Nato a San Severo il 14 ottobre 1880, da Gabriele Canelli e Teresa Marchitto, Don Felice conobbe presto la prova: a sei anni restò orfano di padre. Ma fu proprio in quell’infanzia segnata che maturò una fede semplice e tenace, nutrita dai sacramenti ricevuti nella Chiesa Cattedrale, dove fu battezzato e cresimato il 17 ottobre.
A dodici anni indossò l’abito del seminarista. Non per slancio improvviso, ma per vocazione custodita giorno dopo giorno. Ordinato sacerdote il 6 giugno 1903 da Mons. Bonaventura Gargiulo, iniziò un ministero che non cercò clamore, ma lasciò tracce profonde.
Don Felice fu prete d’altare e di strada, uomo di preghiera e di azione. Ovunque portò il Vangelo, ma soprattutto lo portò ai giovani, a quelli più poveri, più fragili, più bisognosi di qualcuno che credesse in loro prima ancora che loro stessi. Li educò, li accompagnò, li fece sentire a casa.
Guardò anche alla società, senza timore: invitò don Romolo Murri e don Luigi Sturzo, aprì spazi di confronto, valorizzò i laici quando ancora non era consuetudine farlo. Anticipò tempi che la Chiesa avrebbe riconosciuto più tardi.
Negli ultimi anni, quasi a voler togliere ogni enfasi, disse tutto con una frase sola:
«Ho rubato a don Bosco l’amore per i giovani».
Un furto santo, che ha arricchito intere generazioni.
Morì la sera del 23 novembre 1977, a 97 anni. Per due giorni il popolo gli rese omaggio, come si fa con chi ha speso la vita senza risparmiarsi.
Il cammino verso gli altari non è stato frettoloso, ma serio e paziente, come seria e paziente era stata la sua vita. L’inchiesta diocesana, la Positio, il giudizio dei teologi, fino al 22 maggio 2021, quando Papa Francesco ne ha riconosciuto le virtù eroiche, dichiarandolo Venerabile.
Don Felice Canelli resta così: un prete che non ha fatto rumore, ma ha lasciato segni. Di quelli che il tempo non cancella.



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