Il 31 gennaio, una data che non passa


 

Ci sono giorni che il calendario segna in rosso e giorni che, invece, restano nella coscienza. Il 31 gennaio è uno di questi. Una data che attraversa il tempo e continua a parlare, perché porta con sé storie diverse ma unite dallo stesso sguardo sull’uomo.

La Chiesa oggi celebra San Giovanni Bosco, il santo dei giovani, dell’educazione, dell’oratorio come casa e come futuro. Un nome conosciuto ovunque, capace ancora oggi di indicare una strada fatta di fiducia, pazienza e responsabilità.

Accanto a questa memoria universale, però, il calendario custodisce anche un’altra figura: San Ciro, medico e martire, testimone di una fede vissuta nella cura e nella gratuità.

Il medico “senza denaro”

San Ciro era originario di Alessandria d’Egitto. Medico per vocazione e per scelta, curava senza chiedere compensi. Per questo veniva chiamato anàrgiro, “senza argento”. In un tempo segnato dalla persecuzione, scelse di non rinnegare la propria fede e la propria coscienza, fino al martirio, avvenuto nel 303 d.C. sotto l’impero di Diocleziano.

La sua è una santità silenziosa, concreta, lontana da ogni esibizione. Una santità che passa attraverso il dolore degli altri e lo accompagna, senza promesse facili.

Una devozione che resta

In molte comunità, come accade anche a Torremaggiore, San Ciro è legato a una devozione antica, custodita nel tempo. La statua venerata nella Chiesa Rettoriale del Carmine è segno di una memoria che non si è mai spenta, alimentata da racconti, gesti semplici e affidamento quotidiano.

Non è folklore. È tradizione viva, che si tramanda senza bisogno di parole altisonanti.


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