​L’ANNO CHE VERRÀ


​Ogni notte di Capodanno, puntualmente, questa canzone torna a risuonare. Non è un caso: L'anno che verrà è un pezzo di storia che spacca il tempo. In questo 2026, la riascoltiamo non per nostalgia, ma perché è l'unico brano capace di raccontare come si costruisce l'ottimismo sulle macerie.

“Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po' / e siccome sei molto lontano, più forte ti scriverò”. Dalla inizia con una lettera a un amico che non c'è. È l'archetipo dell'amico lontano, come potrebbe essere Giuseppe Rossetti (detto Ros), pittore di Bologna, artista ingiustamente trattenuto e distante. 

​Da quando sei partito c'è una grossa novità,

l'anno vecchio è finito ormai ma qualcosa qui non va.

Si esce poco la sera, compreso quando è festa

e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra,

e si sta senza parlare per intere settimane,

e a quelli che hanno niente da dire del tempo ne rimane.

​Ma la televisione ha detto che il nuovo anno

porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo aspettando

sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,

ogni Cristo scenderà dalla croce anche gli uccelli faranno ritorno.

Ci sarà da mangiare e luce tutto l'anno,

anche i muti potranno parlare mentre i sordi già lo fanno.

​E si farà l'amore ognuno come gli va,

anche i preti potranno sposarsi ma soltanto a una certa età,

e senza grandi disturbi qualcuno sparirà,

saranno forse i troppo furbi e i cretini di ogni età.

​Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico

e come sono contento di essere qui in questo momento,

vedi, vedi, vedi, vedi, vedi caro amico cosa si deve inventare

per poter riderci sopra, per continuare a sperare.

​E se quest'anno poi passasse in un istante,

vedi amico mio come diventa importante

che in questo istante ci sia anch'io.

L'unico miracolo che possiamo fare è su di noi.

L'anno che sta arrivando tra un anno passerà

io mi sto preparando, è questa la novità.

​PERCHÈ È UNA CANZONE ICONICA: LA VERITÀ DIETRO I VERSI

​"Si esce poco la sera... sacchi di sabbia vicino alla finestra": È la fotografia del 1978. Non sono metafore, è la cronaca di un'Italia sotto scacco, dove la paura dei proiettili e delle bombe aveva blindato le case. L’ottimismo di Dalla sta nel coraggio di urlare in un Paese che era diventato muto per il terrore.

​"Ogni Cristo scenderà dalla croce": Dopo il sangue di via Fani e un anno di martirio politico, Dalla pretende la fine del dolore. È il punto più alto della canzone: il rifiuto del sacrificio eterno e la voglia di tornare a vedere l'uomo finalmente libero dalla sua croce sociale.

​"Ci sarà da mangiare e luce tutto l'anno": La risposta alla pancia di un Paese distrutto dall'inflazione e dal carovita. È la speranza che torna a essere pane, dignità e calore, contro il buio economico degli anni di piombo.

​"E si farà l'amore ognuno come gli va": L’atto politico estremo. In un’Italia controllata e bigotta, la libertà sessuale e privata diventa l’ultima zona franca dove lo Stato e le ideologie non possono entrare.

​"L'unico miracolo che possiamo fare è su di noi... io mi sto preparando": La chiave dell'icona. La canzone non vende sogni, vende una strategia: la speranza è un'invenzione che serve a non impazzire. Il miracolo non è divino, è umano. È la decisione di "prepararsi" al futuro invece di subirlo come condannati.

​Torreinforma ripropone questo brano perché, oggi come allora, la musica resta l'unico ponte capace di arrivare ovunque, portando con sé quel carico di ottimismo necessario per ricominciare a sperare.

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