Torreinforma rende omaggio al CSI: Ottantadue anni di vita, polvere e bellezza

C’è una data, impressa nel calendario dell’anima prima ancora che in quello della storia, che racconta di un’Italia che voleva tornare a correre. Era il 5 gennaio 1944. Fuori c’erano le macerie della guerra, il freddo di un inverno difficile e il silenzio sospeso della Liberazione che tardava ad arrivare. Eppure, in quel giorno esatto, qualcuno ebbe il coraggio di sognare. Luigi Gedda e un manipolo di visionari diedero un nome a quel sogno: Centro Sportivo Italiano.
Oggi, dalle colonne di Torreinforma, vogliamo fermarci un momento. Vogliamo posare il pallone a terra e toglierci il cappello davanti a questa storia nazionale che è, prima di tutto, una storia di uomini e di donne.
Lo sport che profuma di casa
Il CSI non è mai stato "solo" sport. È stato il cortile che ti accoglieva quando fuori il mondo faceva paura. È stato il primo paio di scarpe da ginnastica, la maglia di lana un po’ troppo larga, il sapore dell’aranciata dopo una sconfitta che bruciava, ma che ti insegnava a stare al mondo.
Da quel 1944, l’idea nazionale del CSI ha attraversato i decenni come un testimone passato di mano in mano. Ha camminato sulle gambe di giganti come Pio XII e ha ricevuto le carezze di Papa Francesco. Ma la sua vera grandezza non sta nelle coppe dorate o nelle bacheche di velluto. Sta in quella capacità, squisitamente italiana, di vedere in ogni ragazzo non un campione da spremere, ma una persona da fiorire.
Un milione di storie in un unico abbraccio
Guardate i numeri, se volete la fredda cronaca: un milione di tesserati, migliaia di società. Ma se volete la verità, guardate negli occhi chi indossa quel fratino blu e arancio. È lo sport dei "nessuno" che diventano "qualcuno" per un allenatore-papà; è lo sport delle periferie che si riprendono la dignità attraverso una rete di pallavolo o una pista di atletica.
È l'unione profonda tra la terra dei campi di periferia e il cielo degli ideali più alti. Quel "lievito" di cui parlava il Papa, capace di far crescere la pasta buona di una società che oggi, più che mai, ha bisogno di imparare di nuovo a giocare insieme.
Il nostro grazie
Anche noi a Torremaggiore, che respiriamo questa aria pulita dal 2006, oggi ci sentiamo parte di questo fiume nazionale. Celebriamo l'82° compleanno della "Casa Madre" con la consapevolezza che ogni nostra partita locale è un piccolo paragrafo di un libro meraviglioso scritto a livello nazionale.
Perché il CSI, in fondo, è questa cosa qui: la certezza che, finché ci sarà un bambino che corre dietro a un pallone in un oratorio, l’Italia avrà ancora un cuore che batte forte.
Buon compleanno, CSI. E grazie per averci insegnato che la vittoria più bella è quella che si divide con gli altri.


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