TORREINFORMA – Tradizioni, fede e memoria





Nel tempo che segue il Natale e ci accompagna verso l’Epifania, Torreinforma sceglie di tornare alle radici. Non alle luci, ma alle parole. Non al folklore, ma al senso profondo di una tradizione che parla ancora oggi al cuore della gente.

Quanno nascette Ninno: quando il Natale imparò a parlare al cuore del popolo

Il Natale non ha bisogno di essere inventato. Ha bisogno di essere raccontato bene. E Quanno nascette Ninno lo fa da oltre due secoli, con la semplicità di una lingua antica e la forza di una fede vissuta.

Molti conoscono Tu scendi dalle stelle, ma quel canto così familiare nasce da un testo più profondo e più autentico: Quanno nascette Ninno, scritto in napoletano nel 1754 da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori.

Sant’Alfonso e la lingua della gente

Sant’Alfonso era un vescovo, un teologo, un uomo di grande cultura. Eppure scelse di parlare di Dio non in latino, ma nella lingua del popolo. Non per semplificare la fede, ma per renderla accessibile. Perché il mistero della Natività potesse arrivare anche a chi non aveva libri, ma aveva cuore.

Quanno nascette Ninno nasce così: come canto devozionale popolare, pensato per essere ascoltato, imparato, cantato nelle case e nelle strade. Non spiegava il Natale: lo faceva vivere.

Un racconto che diventa preghiera

Nel testo originale, la nascita di Gesù non è raccontata con concetti astratti, ma attraverso immagini semplici e potenti: la notte che sembra giorno, le stelle più luminose, gli uccelli che cantano, l’aria che pare suonare come una zampogna.

Il Bambino è chiamato “Ninno”: piccolo, tenero, vicino. Un Dio che si fa vicino all’uomo, soprattutto a quello semplice. È un Natale povero, contemplato, fatto di stupore e silenzio. Ed è proprio questa semplicità a renderlo ancora attuale.

Il testo originale (strofe principali)

Quanno nascette Ninno a Betlemme,

era notte e pareva miezo juorno.

Maje le stelle, luminose e belle,

se vedettero accossì:

e a cchiù lucente

jette a chiammà li Magge in Oriente.

De pressa se scetajeno l’aucielli,

cantanno de na forma nova assaje:

pe n’aria, comm’a na zampona,

se sentivano sunà:

e ancòre i grilli

facevano nu scuoppolo de strilli.

N’erano sciure e n’erano odore,

ma pe tutta la terra sparsero tanno:

nu mazzo de gelse e de rose

se sentette addurà:

pe tutto lo munno

s’aspetta chesto Ninno accossì tunno.

Una tradizione che parla ancora

Rileggere Quanno nascette Ninno nei giorni che seguono il Natale significa tornare all’essenziale. A un Natale senza rumore, senza fretta, senza apparenza. Un Natale fatto di ascolto, di memoria, di fede semplice.

Sant’Alfonso non cercava consenso né notorietà. Cercava anime. E forse è per questo che, dopo più di due secoli, questo canto continua a parlare anche alle nostre comunità.

TORREINFORMA – Custodire la memoria

Torreinforma continua il suo cammino raccontando le tradizioni che hanno costruito la nostra identità. Perché conoscere il passato non significa restare indietro, ma sapere da dove veniamo. E perché alcune parole, quando sono vere, non smettono mai di parlare.




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