9 Febbraio: Torremaggiore riabbraccia il suo Patrono, Gigante di Fede e Diplomazia






​Oggi, 9 febbraio, la comunità di Torremaggiore si stringe attorno al suo Patrono originario, San Sabino. Non è solo una ricorrenza liturgica, ma un viaggio a ritroso nel tempo che ci riporta alle radici profonde della nostra identità, tra le macerie dell’Impero Romano e lo splendore del monachesimo benedettino.

​Un secolo al servizio del mondo

​Sabino di Canosa non fu un uomo comune. La sua vita, distesa sull'arco di ben 105 anni (dal 461 al 566 d.C.), è un monumento alla longevità e alla fede. Per ottant’anni fu sacerdote e per oltre mezzo secolo guidò la diocesi di Canosa come Vescovo. In un’epoca drammatica, segnata dal fuoco delle invasioni barbariche, Sabino si erse come un tenace difensore della giustizia e della libertà, diventando un diplomatico della "Vera Fede" capace di dialogare con i potenti per proteggere il suo popolo.

​Il legame con la nostra terra nasce da una storica amicizia: quella con San Benedetto. Sabino sostenne fermamente la fondazione di Montecassino, e furono proprio i monaci benedettini dell'antico cenobio di Terrae Maioris a importarne il culto a Torremaggiore. Un legame solenne, "firmato" nel 1216 dalla Bolla di Papa Onorio III, che lo riconosce ufficialmente come il nostro primo custode.

​Il Miracolo dell'Aquitano: Quando la fede vince la paralisi

​La grandezza di Sabino è testimoniata anche dai racconti dell'Anonimo Canosino. Tra le pagine più toccanti vi è il prodigio di un pellegrino giunto dall'Aquitania. Quest'uomo versava in condizioni pietose: il suo corpo era così rattrappito da sembrare "racchiuso in un piccolo vaso", con le membra serrate, cieco e sordo.

​Spinto da una misteriosa chiamata interiore, affrontò il viaggio fino alla tomba del Santo. Mentre il Vescovo celebrava la Messa, accadde l'incredibile: un rumore secco, uno stridore di ossa, scosse la cappella. Quando i fedeli accorsero, trovarono l'uomo in piedi, guarito. Le sue giunture sanguinavano per lo sforzo sovrumano del raddrizzamento, ma i suoi occhi vedevano e le sue gambe camminavano.

"Un uomo di nome Sabino mi ha steso con forza, sciogliendo le mie membra" – dichiarò il miracolato tra lo stupore generale.


​Una devozione che si rinnova: Dalle macerie alla Reliquia

​Sebbene il terremoto del 1627 abbia distrutto l'antica chiesa a lui dedicata, Sabino non ha mai abbandonato i torremaggioresi. Il suo simulacro, custodito nella Chiesa Matrice di Santa Maria della Strada, resta il cuore dei festeggiamenti che ogni giugno illuminano la città con bande, luminarie e la storica fiera agricola.

​Ma è dal 2022 che il legame si è fatto ancora più intimo. Grazie a don Santino di Biase, la nostra comunità custodisce ora una Reliquia del Santo: un frammento del cranio rinvenuto in un altare a Rignano Garganico. Un segno tangibile che riporta, dopo quindici secoli, il "Vescovo della Pace" tra le case della sua gente.

​Oggi, 9 febbraio, onoriamo Sabino: l’amico dei santi, il difensore dei deboli, il patrono che non smette di camminare al nostro fianco.

​📝 Nota dell'Autore

​Questo articolo celebra il cuore spirituale di Torremaggiore. Vi ricordo inoltre l'appuntamento del 5 gennaio con l'uscita del pezzo speciale "Torremaggiore in forma", dove esploreremo un altro lato della nostra splendida realtà cittadina.

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