L'Ultima Chiamata: Il Foggia si rifugia nella sua Storia



Foggia non è una piazza per deboli di cuore, e il presente non fa sconti.

​Il ko di Caserta non è stata solo una sconfitta, è stato il rumore sordo di uno schianto. La classifica oggi urla, ferisce: penultimo posto, a un soffio dal fondo, con l’ombra della dilettantismo che si allunga sinistra sullo Zaccheria. In questo scenario di macerie, la società ha deciso di compiere l’unico gesto possibile, forse l’ultimo: strappare le pagine del manuale del calcio moderno e tornare a leggere quelle scritte col sangue e col sudore.

​Via Barilari, dentro il passato. Ma non è un’operazione nostalgia per sognatori. È un’operazione di pronto soccorso.

​Il ritorno di Vincenzo Cangelosi, l’ombra tattica di Zeman per una vita, non è una scelta di campo, è una dichiarazione d’intenti. Insieme a lui, Bucaro e il ritorno del "profeta" della scrivania, Peppino Pavone. È la triade della memoria che torna per curare un presente malato.

​A Foggia torna il calcio dei gradoni, della fatica che toglie il fiato ma restituisce l’anima. Non c’è più tempo per i tatticismi sterili o per le scuse. C’è da rimettere in piedi una squadra che sembra aver dimenticato come si corre, come si lotta, come si onora quella maglia che pesa come un macigno.

​Il 5 gennaio scrivevo di una Capitanata "in forma". Oggi, quel concetto di "forma" diventa una missione di sopravvivenza. Pavone e Cangelosi sanno che il tempo è il nemico più crudele, ma conoscono anche il segreto per trasformare la paura in rabbia agonistica.

​Foggia ha scelto di tornare a casa per non morire. Adesso la palla passa a chi scende in campo: o si corre, o si affonda.

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