Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 Per tornare in forma, abbiamo vissuto un sogno lungo 17 giorni
Ci sono eventi che si guardano.
E poi ci sono eventi che si attraversano.
Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 non sono state soltanto gare: sono state 17 giorni di respiro collettivo. Dall’apertura alla chiusura, dal primo fiocco di neve all’ultimo applauso, abbiamo camminato insieme, come una sola nazione.
Abbiamo vissuto.
Abbiamo tremato davanti a una partenza.
Abbiamo trattenuto il fiato su una curva di ghiaccio.
Abbiamo gridato davanti a un traguardo che sembrava impossibile.
E l’Italia ha risposto presente.
Le medaglie che hanno parlato al cuore
Il nostro Paese chiude questi Giochi con 34 medaglie complessive:
10 ori,
6 argenti,
14 bronzi.
Non sono solo numeri.
Sono notti insonni, ginocchia sbucciate, levatacce all’alba, rinunce che nessuno ha visto.
Ogni medaglia è stata una storia.
Ogni podio, una promessa mantenuta.
E non dimentichiamo i Giochi Paralimpici: altre 26 medaglie che hanno raccontato la parte più luminosa dello sport. Quella che non cerca scuse. Quella che trasforma il limite in forza.
I numeri che fanno la storia
17 giorni di competizioni olimpiche
Oltre 2.900 atleti da tutto il mondo
Più di 100 eventi assegnati
Milioni di spettatori tra stadi e collegamenti televisivi
Decine di migliaia di volontari, cuore silenzioso dell’organizzazione
E poi la fiaccola.
Un viaggio lungo migliaia di chilometri.
Passata di mano in mano.
Accesa in un luogo simbolico, custodita come si custodisce una tradizione antica, portata tra città e borghi, tra montagne e piazze.
Come nel racconto intenso della fiaccola Coca-Cola: non era solo una torcia. Era un testimone. Un passaggio di fiducia. Un filo rosso tra generazioni.
Le curiosità che resteranno
La gara più veloce decisa per millesimi di secondo.
L’atleta più giovane del Team Italia con appena 16 anni.
Il veterano che ha chiuso la carriera sotto un’ovazione lunga minuti interi.
Le immagini di Milano moderna e Cortina eterna, unite in un abbraccio che sembrava impossibile fino a pochi anni fa.
E poi gli sguardi.
Quelli del Sergio Mattarella, emozionato come un nonno orgoglioso davanti ai propri figli.
Quelli di Giorgia Meloni, consapevole che quei Giochi erano molto più di un evento: erano una dichiarazione al mondo.
Le istituzioni presenti, non per protocollo.
Ma per appartenenza.
Per tornare in forma, abbiamo vissuto
Abbiamo vissuto la caduta e la risalita.
Abbiamo vissuto la sconfitta che insegna.
Abbiamo vissuto la vittoria che non umilia.
Abbiamo vissuto un’Italia che sa ancora emozionarsi per qualcosa di grande.
Ora il braciere è spento.
Ma la forma – quella vera – non si spegne.
È la forma del carattere.
È la forma del sacrificio.
È la forma di chi, anche lontano dai riflettori, continua ad allenarsi.
Perché le Olimpiadi finiscono.
Ma lo spirito resta.
E noi lo portiamo a casa.



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