Torreinforma – Lo sport come vita in abbondanza: il Papa, il testo e una lettura dal territorio
Torreinforma – accoglie e rilancia integralmente la Lettera di Papa Leone XIV La vita in abbondanza, dedicata al valore umano, comunitario e spirituale dello sport. Non si tratta solo di un documento per addetti ai lavori, ma di una parola rivolta alle comunità, agli educatori, ai giovani, alla Chiesa tutta.
Di seguito proponiamo il testo completo della Lettera, accompagnato da una lettura e spiegazione giornalistica, nello stile del racconto ecclesiale che mette al centro il Magistero e lo rende comprensibile, senza sovrapporsi ad esso.
Lettera di Papa Leone XIV
La vita in abbondanza
«Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10)
Lo sport, nelle sue molteplici espressioni, rappresenta una dimensione essenziale dell’esperienza umana. Pur praticato anche a livelli di eccellenza agonistica e professionale, esso rimane un’attività comune, aperta a tutti, salutare per il corpo e per lo spirito, al punto da costituire un’universale espressione dell’umano.
In un tempo segnato da tensioni e conflitti, desidero rinnovare l’invito alla riscoperta della Tregua olimpica, antica tradizione che afferma il primato della pace sulla violenza. Lo sport, infatti, promuove la maturazione della coesione comunitaria e del bene comune, offrendo un linguaggio condiviso capace di avvicinare popoli e culture.
La visione cristiana riconosce nell’essere umano un’unità inscindibile di corpo, anima e spirito. Per questo la pratica sportiva, quando è vissuta in modo autentico, contribuisce alla crescita integrale della persona. Gesù ha sempre posto al centro le persone, prendendosene cura e desiderando per ciascuna la pienezza della vita.
Nel corso della storia della Chiesa, l’educazione sportiva ha trovato spazio nelle scuole, negli oratori, nei percorsi formativi, come dimostrano l’esperienza delle istituzioni gesuitiche e l’opera di grandi educatori quali san Filippo Neri e san Giovanni Bosco. Anche l’Enciclica Rerum novarum di Leone XIII favorì la nascita di associazioni sportive cattoliche, rispondendo alle esigenze della vita moderna.
Lo sport educa al valore del limite, della disciplina e della responsabilità. Vincere non è semplicemente primeggiare, ma riconoscere il valore del percorso compiuto. Perdere non coincide con il fallimento della persona, ma può diventare scuola di verità e di umiltà.
È necessario vigilare affinché lo sport non venga snaturato da logiche di profitto, da pratiche illecite come il doping o da un uso distorto delle tecnologie, che rischiano di separare artificialmente corpo e mente, trasformando l’atleta in un prodotto.
Occorre inoltre impegnarsi perché lo sport sia realmente accessibile a tutti, superando barriere sociali, culturali e di genere, e rimuovendo diffidenze ancora presenti anche in alcuni ambiti formativi.
Lo sport, vissuto nella sua dimensione più autentica, è comunità. È luogo di incontro, di educazione, di speranza. In esso la persona può scoprire il valore del dono di sé e prepararsi a un servizio più ampio nella società e nella Chiesa.
Affido questo cammino a quanti operano nel mondo dello sport, affinché esso continui a essere spazio di umanità, di fraternità e di vita in abbondanza.
Una lettura che accompagna e aiuta a comprendere
Il Papa non propone una teoria astratta, ma una visione profondamente radicata nella tradizione della Chiesa. Lo sport viene presentato come luogo educativo, non come semplice attività ricreativa. È uno spazio in cui si formano coscienze, stili di vita, relazioni.
Quando Papa Leone XIV parla di sport come attività comune, aperta a tutti, richiama implicitamente l’esperienza delle comunità locali: oratori, associazioni, società dilettantistiche. È lì che lo sport conserva la sua anima.
Il richiamo alla Tregua olimpica non è nostalgia, ma profezia. In un mondo ferito, lo sport può ancora essere linguaggio di pace, se non viene tradito dalla violenza o dalla logica del dominio.
Particolarmente significativa è l’insistenza sull’unità di corpo e spirito. È una risposta chiara a ogni riduzione tecnicistica dell’uomo. La persona resta il criterio ultimo. Sempre.
Quando il Papa affronta il tema del vincere e del perdere, offre una vera pedagogia cristiana: il successo non assolutizza, la sconfitta non distrugge. Entrambi educano.
Infine, emerge una dimensione spesso trascurata: lo sport come palestra vocazionale. Disciplina, servizio, rispetto delle regole, attenzione all’altro sono virtù che preparano anche a responsabilità ecclesiali e comunitarie. Non per ambizione, ma per dono.
Una parola per Torrenforma e le comunità
TorreInforma sceglie di pubblicare integralmente questa Lettera perché parla anche del nostro vissuto quotidiano. Racconta uno sport che non ha bisogno di clamore, ma di fedeltà. Uno sport che educa, unisce e prepara alla vita.
In un tempo che corre veloce, questa parola invita a tornare all’essenziale. Perché la vera vittoria, come ricorda il Papa, è la crescita dell’uomo nella sua pienezza. Questa è, davvero, la vita in abbondanza.



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