Il soffio di un Santo sul Monte Castellano: il pomeriggio che ha cambiato il cuore
C’è un vento, quassù sul Monte Castellano, che nel pomeriggio non spettina solo i capelli. Spettina l’anima. Non è stata una gita, quella dei fedeli della parrocchia Gesù Divino Lavoratore; è stata una collisione necessaria tra la stanchezza degli uomini e la carezza di Dio. Un cammino lento verso il cielo, mentre la luce calante del Gargano ricordava a ogni pellegrino quanto l’uomo sia polvere. Ma polvere amata.
In questo pomeriggio di preparazione alla Santa Pasqua, la Via Crucis tra i tornanti del monte non è stata una recita. Sotto la guida del parroco Don Leonardo Di Mauro, ogni stazione è diventata lo specchio di una fatica quotidiana. Lungo il sentiero, la presenza della Croce è stato il segno tangibile di una carità che veglia sul passo di chi fatica, un monito che nessuno, lungo la salita della vita, deve essere lasciato indietro.
"Salire il Monte Castellano non significa cercare un panorama, ma permettere a Dio di guardare dentro le nostre piaghe per guarirle."
Il momento in cui il tempo si è fermato è stato l’ingresso nella Sacrestia Antica. Ad accogliere il gruppo è stato Fra Nicola Monopoli, responsabile della pastorale giovanile del Santuario di Santa Maria delle Grazie e responsabile di Padre Pio TV. Non è stata una lezione di storia, ma un incontro vivo. Fra Nicola ha riportato i presenti a quei momenti in cui Francesco Forgione lottava con il buio per regalare la luce ai suoi figli spirituali proprio in quegli spazi. Sentire i racconti della vita del Santo, tra quegli arredi che hanno visto il sangue delle stimmate e le lacrime delle confessioni, ha spezzato l’ultima difesa dei cuori.
In quella sacrestia, la comunità ha capito che la santità non è un’immaginetta sbiadita, ma il sudore di un uomo che si è fatto tutto a tutti. Gli occhi si sono bagnati: non per tristezza, ma per lo stupore di sentirsi finalmente visti da Dio attraverso il Suo servo.
"Le ferite del Santo sono state il ponte attraverso cui il cielo ha finalmente baciato la terra di chi soffre."
Il pomeriggio è proseguito con la Santa Messa nel Santuario di Santa Maria delle Grazie, un solo respiro corale di una parrocchia che si è riscoperta famiglia. Infine, la discesa silenziosa verso la Cripta della Chiesa di San Pio, dove il Santo riposa.
Lì, davanti alle spoglie che profumano di eternità, ogni parola è diventata inutile. Il pellegrino ha smesso di chiedere e ha iniziato a ringraziare. Si è usciti da quella cripta con la schiena più dritta e la certezza che, verso questa Pasqua, la parrocchia Gesù Divino Lavoratore non camminerà sola. C'è un frate con la corona del rosario che continua a vegliare su ogni passo, su ogni ferita, su ogni speranza.
I fedeli sono scesi da San Giovanni Rotondo per ritornare a Torremaggiore mentre calavano le prime ombre; hanno lasciato quel luogo sacro portando nel cuore un pezzo di cielo, dove il dolore impara, finalmente, il mestiere della speranza.










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