Passa ai contenuti principali

In primo piano

San Michele Arcangelo, protettore della Polizia di Stato: il grazie di Torreinforma che vale più di mille parole

  Certe date non sono mai soltanto un numero cerchiato sul calendario. Portano con sé un peso specifico, fatto di simboli, di tradizioni che resistono al tempo e di quel filo invisibile che lega le istituzioni alla vita di tutti i giorni. Oggi è il 29 settembre . E per chi guarda alle cose con attenzione, è il giorno in cui si incrociano la devozione e la realtà tangibile del Paese. Si festeggia San Michele Arcangelo , il santo protettore della Polizia di Stato . Un custode celeste che, nell'immaginario collettivo e nella storia della sicurezza italiana, non è una semplice figura astratta, ma il riflesso di chi ogni mattina indossa una divisa e sceglie di mettersi al servizio degli altri. Da Torreinforma , in questo 29 settembre, arriva un pensiero che va oltre la mera formalità istituzionale. È un grazie. Uno di quelli sinceri, profondi, che non hanno bisogno di retorica sbiadita per farsi sentire. Pensiamoci bene. Spesso ci dimentichiamo di cosa significhi, concretamente, la ...

La Controra a Torremaggiore: tra poesia, fascino e quel silenzio sacro delle quattro del pomeriggio





Nei primissimi giorni di agosto, quando l’estate pugliese e meridionale entra nel suo momento più incandescente, c’è un lasso di tempo in cui Torremaggiore sembra fermarsi del tutto. Non è un semplice primo pomeriggio: è la Controra.

È quell'ora sospesa e quasi allucinata descritta con inquietudine e poesia nelle storie del Sud: quell'aria immobile, pesante, dove persino l'ombra sembra bruciare. Come raccontano i versi e le pagine dedicate alla controra irpina e del Mezzogiorno, la controra non è quiete pacifica, ma un'agitazione sottile, una febbre invisibile che piega le cose e paralizza la terra sotto la tirannia del sole.

Il culmine delle 16:00: il cuore della Controra

Se c'è un momento in cui la controra tocca il suo vertice, sono le 16:00.

Le quattro del pomeriggio sono il punto di svolta. A quest'ora il caldo non dà tregua, il silenzio nei vicoli si fa quasi assordante e l'asfalto emana una scia di calore che annebbia la vista. È alle 16:00 che la controra rivela tutta la sua natura di tempo paralizzato:

Il paese fantasma: le strade di Torremaggiore sono completamente vuote, come dopo un incantesimo.

L'attesa del risveglio: dentro le case, nel buio pesto delle stanze con le persiane serrate, ci si gira nel letto senza trovare pace, aspettando il primo accenno di refrigerio.

Il verso costante: fuori, il coro delle cicale tocca la sua frequenza più alta, unico suono a testimoniare che il tempo sta ancora scorrendo.

 Che cos’è davvero questo tempo sospeso?

Il termine “controra” nasce dall’unione di contro e ora: indica letteralmente un’ora “sbagliata”, un tempo fuori dalla norma che si oppone ai ritmi frenetici del mondo. Più che una semplice pennichella, per la nostra comunità rappresenta un rituale quasi mistico e un’esperienza sensoriale condivisa da generazioni.

Chi è cresciuto a Torremaggiore conosce bene questa sensazione:

L’ombra e la penombra: le stanze sigillate per non far entrare la luce accecante.

I suoni ipnotici: il brusio di sottofondo della TV accesa su un programma pomeridiano, il ticchettio indistinto di una mosca contro il vetro, il primo rumore di una moka che borbotta verso la fine del turno di riposo.

I profumi di una volta: l’odore del caffè preparato per scuotersi dal torpore, l'aroma del melone fresco e quello del bucato asciugato in pochi minuti dal sole cocente.

 La regola d’oro delle nonne: “A quest’ora non si esce!”

Tutti i bambini di ieri – e in parte anche quelli di oggi – si sono sentiti ripetere dalle mamme e dalle nonne il divieto categorico di uscire prima che le quattro del pomeriggio siano passate da un pezzo.

Un tempo, per evitare che i più piccoli andassero a vagare sotto il sole coi rischi dell'insolazione, la saggezza popolare popolava la controra di spiriti, presenze e figure del folklore pronti ad acciuffare i disobbedienti. La controra divenne così una parentesi sacra: un patto silenzioso tra l'uomo e la controra, dove alle persone non restava che ritirarsi e lasciare la strada al sole.

 Un valore da riscoprire

Dopo le 16:30, lentamente, la morsa comincia a allentarsi. Si sente il rumore di una serranda che si solleva, una chiave che gira nella toppa, i primi passi sul marciapiede. Il paese si risveglia dal suo sonno incantato.

In un’epoca che ci spinge a correre sempre, la controra torremaggiorese rimane una lezione di resistenza poeti e umana: l’arte di sapersi fermare quando la natura ci impone la sua forza.

Che siate a casa o al lavoro, prendetevi qualche minuto per assaporare la magia di queste ore. La controra non è pigrizia: è il modo in cui il nostro Sud custodisce la propria anima.

Buon agosto a tutti i lettori di Torremaggiore in forma!


Commenti