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L'acqua calda che cura l'anima: viaggio a San Nazario, il tesoro nascosto della nostra terra

 





 

 C’è un momento preciso, quando il ritmo della giornata rallenta, in cui avvertiamo tutti la stessa necessità: fermarci, fare un respiro profondo e ritrovare il contatto con quello che siamo. Noi di Torremaggioreinforma crediamo fermamente che per ritrovare equilibrio non serva andare lontano. Spesso basta guardarsi attorno e riscoprire la bellezza silenziosa che ci circonda, quei luoghi dell'anima capaci di raccontarci chi siamo stati e da dove veniamo. Oggi vi portiamo con noi in un viaggio speciale.

C’è un punto preciso in cui la pianura dell’Alto Tavoliere inizia ad arrampicarsi dolcemente verso le prime curve del Gargano. È un incrocio quasi magico, un confine invisibile dove i territori di Apricena, Poggio Imperiale, Lesina e San Nicandro si stringono la mano. Se ti fermi un istante e spieni il motore dell'auto, senti solo il soffio del vento tra gli ulivi e il gorgoglio leggero di un ruscello unico nel suo genere.

Siamo al Santuario di San Nazario, e quel piccolo corso d’acqua che scorre a due passi dalla chiesa non è un fiume qualunque. Si chiama Caldoli, e la sua acqua sgorga a una temperatura costante tra i 24 e i 29 gradi.

Immaginate la scena: secoli fa, un viandante stanco, con i piedi piagati dai chilometri e la polvere della strada sulla pelle, si imbatte in questa sorgente tiepida. La tradizione racconta che quel viandante fosse proprio il martire Nazario. Si siede su una grossa pietra nei pressi del fiume, immerge le gambe nell'acqua e sente il dolore sciogliersi improvvisamente.

Quel gesto semplice ha trasformato un angolo di natura in un punto di riferimento per intere generazioni.

Ancora oggi, varcando la soglia del Santuario, si nota subito quel cippo in pietra levigato dalle mani di migliaia di pellegrini che nel tempo lo hanno accarezzato in cerca di un conforto o di una grazia. Ma la storia di questo posto va ancora più a fondo: prima ancora dei pellegrini cristiani, i popoli antichi consideravano questa sorgente un luogo sacro legato alla guarigione. Più tardi, nel Medioevo, i monaci benedettini capirono l'energia di questa corrente e vi costruirono mulini ad acqua che per secoli hanno macinato il grano per la nostra gente.

Non serve attendere un giorno sul calendario o una ricorrenza per mettersi in cammino. Luoghi come il Santuario di San Nazario e la valle del Caldoli ci ricordano che il nostro territorio è uno scrigno vivo, fatto di acque benefiche, pietre antiche e storie che aspettano solo di essere ascoltate.

 

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