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TARANTO, IL MEDITERRANEO E QUELLA Fiamma CHE UNISCE I POPOLI
21 agosto 2026.
Ci sono date che finiscono sul calendario e altre che, invece, entrano nella storia.
Quella di oggi è una di quelle.
Questa sera Taranto alzerà il sipario sulla XX edizione dei Giochi del Mediterraneo. Alle ore 20, allo stadio “Erasmo Iacovone”, la Puglia accoglierà atleti, delegazioni e popoli provenienti dalle diverse sponde del Mare Nostrum. La cerimonia sancirà ufficialmente l'inizio della manifestazione, con la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Ma prima ancora delle medaglie, dei record, delle classifiche e degli inni nazionali, fermiamoci un momento.
Perché i Giochi del Mediterraneo non sono soltanto una competizione sportiva.
Sono una storia.
Una storia nata quando l'Europa e il mondo stavano ancora cercando di rialzarsi dalle macerie della Seconda guerra mondiale.
TUTTO COMINCIÒ 75 ANNI FA
Per capire cosa accade oggi a Taranto bisogna tornare indietro nel tempo.
È il 1948.
Il mondo dello sport comincia a interrogarsi su come utilizzare lo sport non soltanto per stabilire chi corre più veloce, chi salta più in alto o chi conquista più medaglie, ma anche per creare occasioni di incontro tra popoli diversi.
L'idea viene all'egiziano Mohammed Taher Pacha, vicepresidente del Comitato Olimpico Internazionale, con il contributo del greco Ioannis Ketseas.
Il progetto è semplice e, proprio per questo, straordinariamente moderno: riunire attraverso lo sport le nazioni che appartengono al grande spazio mediterraneo.
Nel 1951 quell'idea diventa realtà.
Ad Alessandria d'Egitto, dal 5 al 22 ottobre, si disputano i primi Giochi del Mediterraneo.
Sono presenti 734 atleti provenienti da 10 nazioni.
Non sono ancora i Giochi giganteschi che conosciamo oggi.
Sono uomini e donne? No. All'epoca le gare sono esclusivamente maschili.
Ma c'è già qualcosa di importante.
C'è il desiderio di stare insieme.
C'è il Mediterraneo.
C'è uno sport che prova a parlare una lingua comprensibile a tutti.
Da Alessandria si passa a Barcellona nel 1955, poi Beirut, Napoli, Tunisi, Algeri, Spalato, Casablanca, Bari, Pescara, Tarragona, Orano.
E oggi Taranto.
Una storia lunga tre quarti di secolo.
QUANDO ANCHE LE DONNE ENTRARONO NELLA STORIA
C'è una data che merita di essere ricordata.
1967.
A Tunisi, per la prima volta, le donne partecipano ai Giochi del Mediterraneo.
È un passaggio importante nella storia della manifestazione e dello sport.
Da quel momento i Giochi crescono, cambiano, si aprono sempre di più.
E quella piccola manifestazione nata nel 1951 diventa progressivamente una grande festa sportiva internazionale.
La bandiera dei Giochi racconta perfettamente questa identità: tre cerchi intrecciati, simbolo delle tre grandi sponde del Mediterraneo, quelle di Europa, Africa e Asia.
Tre continenti.
Un solo mare.
E, idealmente, una sola comunità.
E POI È ARRIVATA LA PUGLIA
L'Italia conosce bene questa storia.
Prima Napoli nel 1963.
Poi Bari nel 1997.
Poi Pescara nel 2009.
E adesso, per la quarta volta, l'Italia torna a essere casa dei Giochi.
Ma stavolta c'è qualcosa di diverso.
Stavolta c'è la nostra Puglia.
C'è Taranto.
Ci sono Brindisi, Fasano, Francavilla Fontana, Grottaglie, Lecce, Martina Franca, Massafra, San Giorgio Jonico, Torricella e gli altri territori coinvolti.
È una manifestazione che non rimane chiusa dentro uno stadio.
Entra nelle città.
Entra nelle strade.
Entra nelle piazze.
Entra nelle comunità.
E porta con sé qualcosa che va oltre lo sport.
IL MEDITERRANEO NON È SOLTANTO UN MARE
Forse è proprio questo il punto.
Noi pugliesi il Mediterraneo lo vediamo ogni giorno.
Lo guardiamo quando il sole tramonta.
Lo respiriamo nell'aria.
Lo ritroviamo nella nostra cucina, nelle nostre tradizioni, nelle nostre parole, nei nostri paesi.
Il Mediterraneo è memoria.
È storia.
È incontro.
È anche divisione, qualche volta.
Ma soprattutto è un ponte.
Ed è proprio per questo che Taranto 2026 può rappresentare qualcosa di importante.
Il sito ufficiale dei Giochi parla di pace, dialogo e inclusione, presentando Taranto come un ponte tra Europa, Africa e Asia e come un'occasione di rigenerazione e di nuove opportunità per le giovani generazioni.
E allora viene naturale ricordare le parole pronunciate pochi giorni fa da Papa Leone XIV.
Il Pontefice ha augurato che i Giochi del Mediterraneo possano essere «una profezia di pace e di fratellanza tra i popoli».
Parole semplici.
Ma enormi.
Perché una medaglia dura una vita negli albi d'oro.
Un record può essere battuto.
Una classifica può essere dimenticata.
La pace, invece, resta.
E se lo sport riuscisse anche soltanto per qualche giorno a far sedere allo stesso tavolo persone provenienti da Paesi, culture e storie differenti, allora avrebbe già vinto la sua partita più importante.
E DA TORREMAGGIORE, NOI GUARDIAMO VERSO TARANTO
Ed è qui che entra in campo TorreInforma.
Perché qualcuno potrebbe chiedersi:
“Cosa c'entra un blog che racconta Torremaggiore con i Giochi del Mediterraneo?”
La risposta è semplice.
C'entra perché raccontare un territorio significa anche saper guardare oltre i suoi confini.
TorreInforma nasce per raccontare Torremaggiore, le sue persone, le sue storie, la sua cultura, le sue tradizioni, lo sport, la fede, le iniziative e tutto ciò che rende viva una comunità.
Ma Torremaggiore non è un'isola.
È parte della Puglia.
E quando la Puglia vive un appuntamento storico come quello di Taranto 2026, anche noi vogliamo esserci.
Con i nostri occhi.
Con la nostra sensibilità.
Con la nostra voglia di raccontare.
Perché un blog locale non deve soltanto raccontare ciò che accade sotto casa.
Deve anche aiutare la propria comunità a sentirsi parte di una storia più grande.
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