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In cammino tra fede e comunità: il pellegrinaggio e l'incontro tra Gesù Divin Lavoratore e il Santuario di Maria Santissima della Fontana
Ci sono giorni in cui il paese sembra svuotarsi, ma in realtà si riempie dell'essenziale. Ci sono mattine in cui la sveglia suona presto non per la fretta dei giorni feriali, ma per una chiamata più antica, che parte dai battiti del cuore prima ancora che dai piedi. Oggi, 28 settembre, la nostra Torremaggiore ha vissuto uno di quei giorni che restano incollati addosso, di quelli che profumano di speranza vera.
In un calendario parrocchiale che vede le varie comunità cittadine stringersi attorno alla tradizione del pellegrinaggio in momenti differenti, oggi lo sguardo e l'anima si sono stretti attorno a un abbraccio speciale. In prima fila, con quel calore viscerale e quella forza di aggregazione che sa di casa e di comunità vera, c'è la comunità della Parrocchia Gesù Divino Lavoratore – un vero punto di riferimento pulsante che oggi ha riversato tutto il suo entusiasmo su quella strada – insieme ai fedeli e alla comunità della Parrocchia Santuario Maria Santissima della Fontana.
Salire a Monte Sant’Angelo, su questo promontorio del Gargano che sa di roccia, di vento e di eterno, non è mai una semplice gita. È un esodo del cuore. È rimettersi in cammino per ricordarsi chi siamo.
Mentre ci si incammina verso la Grotta, spalla a spalla, ci si accorge di una cosa bellissima: lì non esistono distanze, non esistono solitudini. Si marcia come una grande famiglia. Quella famiglia allargata che non scegli ma che trovi la domenica in chiesa, nei volti stanchi ma sorridenti di chi ti cammina accanto, nelle mani che si stringono per darsi coraggio lungo le salite. E la comunità di Gesù Divino Lavoratore, con la sua energia e la sua straordinaria capacità di stringersi intorno alle persone, oggi ha fatto proprio questo: ha preso per mano Torremaggiore e l'ha portata fin lassù, davanti al Celeste Difensore, incrociando i passi e la fede con gli amici del Santuario di Maria Santissima della Fontana.
Affidarsi all'Arcangelo Michele significa fare i conti con la parte più coraggiosa di noi stessi. Significa metterci sotto la sua ala protettrice non per paura, ma per avere la forza di lottare ogni giorno per il bene, per la giustizia, per restare umani in un mondo che spesso corre troppo veloce.
Oggi, i passi di chi è partito da Torremaggiore portavano il peso e la bellezza di tutti. Hanno portato le preghiere sussurrate di chi è rimasto a casa, le lacrime nascoste di chi sta lottando, i sogni dei giovani e la saggezza degli anziani. Lassù, nella penombra della Grotta illuminata dalle candele, ogni volto è diventato storia, ogni preghiera è diventata carezza.
E mentre la sera scende sul Gargano, lasciandoci addosso la stanchezza buona della festa e della condivisione, ci resta la consapevolezza più bella: quando una comunità sa camminare unita, quando il cuore di Gesù Divino Lavoratore e del Santuario della Fontana battono all'unisono con la terra di Torremaggiore, allora non c'è salita che faccia paura.
Sotto lo sguardo dell'Arcangelo, siamo sempre a casa.
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