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Torremaggiore, oggi alla Parrocchia Gesù Divino Lavoratore la Memoria Liturgica di San Pio da Pietrelcina

Ricorre oggi, 23 settembre , la Memoria Liturgica di San Pio da Pietrelcina , e la comunità della Parrocchia Gesù Divino Lavoratore di Torremaggiore si ritrova per vivere insieme un momento di profonda fede, preghiera e devozione. Un appuntamento semplice ma sentito, centrale nel cammino parrocchiale, che invita tutti i fedeli a raccogliersi e a ripercorrere l'esempio di umiltà, carità e affidamento a Dio che San Pio ha donato al mondo intero. Per l'occasione, oggi pomeriggio la Parrocchia Gesù Divino Lavoratore accoglierà i devoti e la cittadinanza per i momenti di preghiera in programma: Ore 18:00 – Santo Rosario Ore 18:30 – Santa Messa Tutta la comunità cittadina è invitata a partecipare a questo momento di condivisione e celebrazione spirituale.

PADRE PIO, UNA VITA INTERA DAVANTI ALLA CROCE

 




23 settembre, San Pio vive ancora nella memoria di Torremaggiore

Nel giorno della memoria di Padre Pio da Pietrelcina, TorreInforma ripercorre la vita del Santo attraverso la fede, la sofferenza, la preghiera e quella devozione popolare che continua a parlare alle nostre comunità. A raccontarlo, anche attraverso l’arte, è il dipinto dedicato a San Pio del pittore torremaggiorese Aurelio Saragnese.

Ci sono date che tornano ogni anno sul calendario.

E poi ci sono date che, tornando, riportano con sé volti, ricordi, preghiere e storie.

Il 23 settembre è una di queste. È il giorno nel quale la Chiesa ricorda San Pio da Pietrelcina, morto a San Giovanni Rotondo il 23 settembre 1968.

Ma per chi vive in una terra profondamente legata alla memoria religiosa e alle proprie radici, San Pio non è soltanto una ricorrenza del calendario.

È una presenza. Una figura entrata nelle case, nelle famiglie, nelle chiese e nella memoria di generazioni.

E anche Torremaggiore, nel suo rapporto con la fede e con la devozione popolare, conserva questo legame. Oggi TorreInforma sceglie di raccontarlo attraverso una storia fatta di vita, sofferenza, preghiera e carità. Una storia che parte da Pietrelcina e arriva a San Giovanni Rotondo, ma che nel tempo ha raggiunto ogni angolo d’Italia e del mondo.

A fare da immagine a questo racconto è il dipinto di San Pio realizzato dal pittore locale Aurelio Saragnese, un’opera che permette di guardare al Santo anche attraverso gli occhi e la sensibilità artistica di un uomo della nostra terra. Saragnese, in questo racconto, non è soltanto il nome dell’autore dell’opera. È il filo che lega la grande devozione a Padre Pio alla memoria artistica e culturale di Torremaggiore.

Francesco Forgione nacque a Pietrelcina il 25 maggio 1887.

Era figlio di una famiglia semplice.

Un bambino cresciuto nella fede, destinato a comprendere presto che quella fede non sarebbe rimasta soltanto una consuetudine familiare.

A sedici anni lasciò la sua casa per entrare nel noviziato dei Cappuccini.

Quel ragazzo diventò Fra Pio.

Poi arrivarono gli studi, i conventi, la malattia, l’ordinazione sacerdotale del 10 agosto 1910 a Benevento e la prima Messa solenne celebrata pochi giorni dopo a Pietrelcina.

La sua vita sarebbe stata segnata dalla sofferenza.

Nel 1916 arrivò a San Giovanni Rotondo.

Doveva essere una permanenza provvisoria.

Diventò invece la sua casa.

Fu lì che il mondo avrebbe conosciuto sempre più profondamente quel frate che non cercava la fama e che amava ripetere di voler essere soltanto «un povero frate che prega».

Poi arrivò il 20 settembre 1918.

Le stimmate.

Le cinque piaghe della Passione di Cristo sul suo corpo.

Un segno che avrebbe portato per cinquant’anni.

La gente avrebbe visto qualcosa di straordinario.

Padre Pio, invece, avrebbe continuato a vedere soprattutto la Croce.

È forse questa una delle chiavi più profonde della sua vita.

Perché dietro il fenomeno, dietro la fama, dietro le folle e dietro le immagini che negli anni hanno fatto il giro del mondo, c’era un sacerdote.

Un uomo davanti all’altare. Un uomo nel confessionale. Un uomo nella preghiera.

Un uomo nell’obbedienza. Un uomo nella sofferenza. Padre Pio trascorreva ore ad ascoltare le persone.

Uomini e donne che arrivavano da lontano con una colpa, una paura, una malattia, una famiglia da salvare, una vita da ricominciare.

E proprio per questo la sua figura è rimasta così profondamente legata alla gente.

Non soltanto per le stimmate. Non soltanto per i miracoli. Ma perché davanti a lui tanti hanno sentito di poter raccontare la propria vita.

E poi c’era la carità. Quella carità che non rimase soltanto una parola.

Nel 1956 venne inaugurata la Casa Sollievo della Sofferenza, nata dal desiderio di offrire cura, dignità e sollievo a chi soffriva.

Pregare, ma anche agire. Accogliere. Curare. Servire.

È una lezione che rimane attuale. Padre Pio morì il 23 settembre 1968, a 81 anni.

Ma quel giorno non rappresentò la fine della sua storia. La devozione continuò.

Nel 1999 Giovanni Paolo II lo proclamò beato. Nel 2002 lo proclamò santo.

Da allora milioni di persone continuano a raggiungere San Giovanni Rotondo.

E continuano a rivolgersi a lui. Anche oggi. Anche nelle nostre città.

Anche nelle nostre famiglie.

San Pio e Torremaggiore

È proprio qui che la memoria diventa locale. Perché la devozione non vive soltanto nei grandi luoghi di pellegrinaggio. Vive nelle piccole comunità. Nelle immagini custodite nelle case. Nei santini conservati nei cassetti. Nelle fotografie. Nelle preghiere dette sottovoce. Nei ricordi dei nonni. Nelle feste patronali e nelle celebrazioni. E vive anche nell’arte. 

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