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Settembre, San Gennaro: negli occhioni del Sud la forza di una devozione popolare
Ci sono date che sul calendario del nostro Mezzogiorno non sono semplici numeri, ma battiti di cuore. Il 19 settembre è una di queste. Oggi gli occhi di milioni di fedeli – e gli "occhioni" speranzosi di tutto un popolo che lavora, soffre e spera – sono rivolti a quel prodigio di fede che ogni anno si rinnova.
Qualcuno, vedendo questo articolo sulle pagine di Torremaggiore in Forma, potrebbe sorridere e chiedersi: cosa c’entra il Santo Patrono di Napoli con la nostra comunità?
C’entra, eccome se c’entra. C’entra perché la devozione popolare non è una questione di confini geografici né di gelosie di campanile. La fede verace che nasce nei nostri paesi di Capitanata è fatta della stessa pasta di quella partenopea: è una fede viscerale, semplice, fatta di sguardi, di preghiere mormorate con il cuore in mano e di radici profonde che uniscono tutto il Sud.
La storia di un martirio e la voce del popolo Vescovo di Benevento, San Gennaro venne martirizzato nel 305 d.C. a Pozzuoli sotto la persecuzione di Diocleziano. La tradizione vuole che una piissima donna, Eusebia, ne raccolse il sangue in due ampolle subito dopo la decapitazione. Da quel gesto di pietà è nato un legame indissolubile. La liquefazione del sangue – documentata per la prima volta nel 1389 – per chi crede non è un curioso fenomeno da baraccone, ma un segno di protezione paterna, una Carezza del Cielo che si rinnova e dice a ciascuno di noi: non siete soli.
Oggi, con rispetto e fraternità, ci uniamo a questa grande giornata di preghiera e di festa. Perché la devozione verace è un patrimonio che arricchisce tutti.
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