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25ª Edizione del Transito di San Francesco: Un momento di preghiera e comunità con il Gruppo Giovani presso la Parrocchia Santuario Maria Santissima della Fontana

Oggi, 3 ottobre 2026 , la nostra comunità si ritrova per un appuntamento speciale, intimo e profondo, giunto quest'anno alla sua 25ª edizione : la rievocazione del Transito di San Francesco d’Assisi . In un mondo che corre veloce e spesso dimentica il valore dell'ascolto e della semplicità, ritrovarsi insieme per fare memoria della vita del Poverello di Assisi è un dono prezioso che scalda il cuore. Cos’è il "Transito"? Nella tradizione francescana, il termine Transito non indica un semplice ricordo doloroso né un momento di lutto. La parola deriva dal latino transitus , che significa letteralmente "passaggio" . Il Transito rappresenta il momento sacro in cui San Francesco, la sera del 3 ottobre 1226 presso la Porziuncola, ha compiuto il suo passaggio dalla vita terrena alla vita eterna. Non si è trattato di un addio drammatico, ma di un abbraccio fiducioso verso quella che egli stesso chiamava affettuosamente "Sora nostra Morte corporale" . C...

Il ritratto profondo di un medico unico: Luigi Acquafresca racconta la straordinaria umanità del Professor Bellantuono



 


A raccogliere questo patrimonio di ricordi e di valori è il nostro blog, attraverso lo sguardo di Michele Pio Pontonio, fondatore e responsabile di Torremaggiore in Forma, da sempre attento a dare voce alle memorie più autentiche del nostro territorio.



Ci sono vite che passano in silenzio, sfiorando appena il mondo, e ci sono esistenze che lasciano un’impronta indelebile nei cuori di chi incontra il loro cammino. È una storia che profuma di grazia, di carità autentica e di quotidiano eroismo quella che oggi Torremaggiore in Forma sceglie di custodire e raccontare. Una testimonianza viva, viscerale, offerta con la voce rotta dall’emozione da Luigi Acquafresca, per rendere omaggio a un uomo straordinario: il Professor Bellantuono.

Quel primo sguardo: quando l'umiltà diventa grandezza

Tutto ha inizio nei primi anni Ottanta. Un ragazzino accompagna il padre per un piccolo lavoro idraulico. Si varca una soglia ed è lì che avviene il primo, decisivo incontro. «Ciò che mi folgorò fin dal primo istante — racconta Acquafresca — fu un’umiltà disarmante, unita a una disponibilità senza confini e a una fede cattolica pura, tangibile in ogni angolo della sua casa, custodita tra le immagini di Padre Pio, della Madonna e del Crocifisso».

Un attimo soltanto. Un’occhiata veloce tra padre e figlio. Un'intesa silenziosa ma chiarissima. «Guardai mio padre per capire cosa ne pensasse e lui, leggendomi nel pensiero, mi disse semplicemente: “Sì, questo è un grande uomo”».

In sala operatoria: la fede come bussola nei momenti bui

Nel 1989 il destino stringe ancora di più questo legame. Luigi intraprende il corso da infermiere e per tre anni vive accanto al Professore, prima nella formazione e poi sul campo, fino alla Casa di Cura San Francesco. Anni trascorsi spalla a spalla, in auto, nei corridoi di ospedale, in sala operatoria.

«Ogni mattina, dopo i primi saluti, iniziava a recitare il Santo Rosario in macchina. La preghiera non si fermava finché non arrivavamo alla Chiesa di San Michele a Foggia. Lì viveva la Santa Messa con una passione incredibile, con la stessa viscerale intensità con cui un tifoso vive la partita della propria squadra del cuore». Un amore per il Creatore che non finiva con l'ultimo canto: terminata la funzione, il Professore rimaneva in ginocchio, in silenzio, per altri dieci minuti, immerso in un dialogo intimo con il Cielo.

E quando in sala operatoria la tensione saliva alle stelle, quando la vita e la morte si sfidavano sul filo dei secondi, il Professor Bellantuono non perdeva mai la calma. Si fermava. Chiudeva gli occhi per trenta secondi. Alzava lo sguardo verso il quadro di Padre Pio e il crocifisso appesi di fronte al tavolo operatorio, respirava a fondo e poi riprendeva a operare. Una forza tranquilla che infondeva coraggio a tutta l'équipe.

Alle 5 del mattino: il gesto che vale una vita

Ma c’è un aneddoto, sopra tutti, che stringe la gola e fa salire le lacrime agli occhi. È una mattina presto, sono appena le 5. Il Professore chiama Luigi: bisogna andare subito, c'è una paziente di Torremaggiore che sta male, residente in un vicolo dello storico quartiere del Codacchio.

Un intervento immediato, fatto di ascolto e di una delicatezza paterna che andava ben oltre la semplice cura medica. Un’umanità immensa, capace di chinarsi sui bisogni dei più fragili tra le caratteristiche viuzze della nostra Torremaggiore vecchia, testimoniando che per un vero medico la professione non è mai un mestiere, ma una missione d'amore e di carità.

L'eredità di un gigante d'umanità

Ecco chi era il Professor Bellantuono: un uomo capacissimo di curare il corpo, ma soprattutto incline a medicare le ferite dell'anima. Un medico che non ha mai chiesto nulla in cambio, per cui ogni istante era speso al servizio del prossimo.

Torremaggiore in Forma dona ai suoi lettori questo racconto perché storie simili non vadano perdute. Perché la memoria di uomini così continui a far brillare la luce dell'esempio nel cuore di ognuno di noi.




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