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Non mi rivolgo a una foto, ma a un amico che non mi ha mai abbandonato»: la testimonianza della dottoressa Sacco sul Servo di Dio professor Nicola Bellantuono






Nel giorno di Ognissanti, il ricordo si fa preghiera e gratitudine. Parole intime e profonde raccontano il legame spirituale con il professor Nicola Bellantuono, medico innamorato di Dio, vicino a Padre Pio e capace di curare non soltanto il corpo, ma anche l’anima.

Ci sono persone che continuano a vivere accanto a noi anche quando i loro passi non attraversano più le strade di questo mondo. La loro presenza rimane nei ricordi, nelle preghiere, nei piccoli gesti quotidiani e, soprattutto, in quella relazione spirituale che il tempo non riesce a spezzare.

In occasione della solennità di Tutti i Santi, il 1° novembre, la dottoressa Sacco affida a una testimonianza di straordinaria intensità il proprio legame con il Servo di Dio professor Nicola Bellantuono. Un pensiero nato davanti a una fotografia custodita in una nicchia, accanto alle immagini dei suoi cari, e diventato un dialogo intimo, nel quale il ricordo si intreccia con la fede, la riconoscenza e la speranza.

Parole che restituiscono il ritratto di un uomo nel quale la professione medica, l’amore per Dio e la devozione a san Pio da Pietrelcina sembrano essersi incontrati in una vocazione vissuta fino in fondo.

 «Professore, cosa sei stato?»

La testimonianza della dottoressa Sacco comincia con una domanda semplice, ma capace di aprire le porte a una riflessione profonda:

«La tua foto è là, nella nicchia, insieme a quelle dei miei cari. La guardo e mi domando: Professore, cosa sei stato?»

Da questa domanda prende forma un dialogo interiore che attraversa le dimensioni più significative della vita del professor Bellantuono.


«Un innamorato?»

La risposta è immediata e conduce al centro della sua spiritualità:

«Sì, un innamorato di Dio prima di tutto. Non di un’idea di Dio, ma del Dio vivo che vedevi nel tabernacolo, nel volto del malato e del povero. Innamorato di Padre Pio. Da lui avevi imparato che non si può curare il corpo senza toccare il cuore».

È forse proprio in queste parole che si coglie il significato più profondo della sua missione. La medicina, nella prospettiva descritta dalla dottoressa Sacco, non si esaurisce nella diagnosi e nella cura della malattia, ma si completa nell’attenzione alla persona, nella capacità di ascoltare e nella vicinanza a chi soffre.

L’amore per Dio, vissuto davanti al tabernacolo e riconosciuto nel volto dei più fragili, diventa così una maniera concreta di stare accanto agli altri. Una sensibilità che richiama la spiritualità di Padre Pio, nella quale la sofferenza umana, la preghiera e la carità occupano un posto centrale.


«Un santo? Sì, perché…»

La seconda domanda è ancora più impegnativa.

«Un santo? Sì, perché solo un santo può sopportare il dolore con il volto contratto senza mai lamentarsi e perdonare chi ti ha calunniato per invidia».

Sono parole che raccontano la sofferenza affrontata con dignità, il silenzio davanti alle prove e la forza del perdono. Nella memoria della dottoressa Sacco, il professor Bellantuono emerge come un uomo che avrebbe saputo attraversare momenti difficili senza rinunciare alla propria fede e senza lasciare che il risentimento prendesse il sopravvento.

Il suo ricordo diventa così una riflessione sul significato della santità nella vita quotidiana: non soltanto una parola solenne, ma una possibilità che si manifesta attraverso la pazienza, la fedeltà, la capacità di amare e il coraggio di perdonare.

La testimonianza personale, naturalmente, non sostituisce il discernimento della Chiesa nel cammino verso il riconoscimento della santità. Ne custodisce, però, il valore umano e spirituale attraverso gli occhi di chi ha conosciuto e amato il professore.


«Un medico? Sì, ma diverso dagli altri»

C'è poi la professione, vissuta come qualcosa che va oltre il semplice esercizio di una competenza.

«Sì, ma diverso dagli altri. Tu non curavi solo le ferite del corpo, ma lenivi anche quelle dell’anima».

In questa frase è racchiuso il ritratto di un medico capace di guardare oltre la malattia, riconoscendo nella persona sofferente non un caso clinico, ma una storia, una fragilità, una dignità da custodire.

È il volto più umano della medicina, quello nel quale la scienza incontra la compassione e la professionalità si accompagna alla disponibilità. Un’eredità che continua a parlare a chi considera la cura non soltanto un intervento sul corpo, ma anche una presenza capace di offrire conforto, ascolto e speranza.


«Mi rivolgo a un amico che non mi ha mai abbandonato»

Il cuore della testimonianza arriva quando le domande iniziali sembrano trovare una risposta che va oltre ogni definizione.

«Cosa sei stato? Forse sei stato tutte queste cose insieme. Forse sei stato semplicemente un uomo che ha preso sul serio il Vangelo…»

Non servono altre etichette. Non occorre scegliere tra l’uomo di fede, il medico o l’innamorato di Padre Pio. Tutto sembra ricomporsi in una vita vissuta cercando di dare concretezza alla Parola di Dio.

Ed è qui che il ricordo si trasforma in una relazione ancora viva:

«E allora capisco perché continuo a rivolgermi a te. Non mi rivolgo a una foto. Mi rivolgo a un amico che non mi ha mai abbandonato. A un amico che mi capisce senza che io parli. A un intercessore che in cielo continua a fare quello che faceva in terra: curare, consolare, amare».

Sono parole intime, che raccontano una fede vissuta nella quotidianità e un legame che, per chi lo custodisce, non si è interrotto con la morte. La fotografia non è più soltanto un’immagine da guardare: diventa il punto di partenza di un dialogo silenzioso, fatto di confidenza, preghiera e affidamento.

Per la dottoressa Sacco, il professor Bellantuono continua a rappresentare una presenza alla quale rivolgersi nei momenti della vita, con la fiducia di chi riconosce nel ricordo di una persona cara una fonte di conforto e di forza spirituale.


 Nel giorno di Tutti i Santi, una presenza che continua a parlare al cuore

La conclusione della testimonianza è affidata a poche parole, delicate e cariche di significato:

«E mentre ti guardo, non ho più bisogno di sapere cosa sei stato. Mi basta sapere che lassù ci sei. E mi guardi ancora… e sempre».

In questo 1° novembre, solennità di Tutti i Santi, il pensiero della dottoressa Sacco assume un significato particolare. È il giorno in cui la Chiesa invita i fedeli a contemplare la chiamata universale alla santità e a guardare alla comunione che unisce, nella fede, quanti sono ancora in cammino sulla terra e quanti sono affidati alla misericordia di Dio.

La testimonianza non è soltanto un ricordo affettuoso del professor Nicola Bellantuono. È anche un invito a interrogarsi su ciò che rimane di una vita: le cure prestate, le sofferenze condivise, il bene compiuto, le parole che hanno consolato e la fede trasmessa attraverso l’esempio.

Il Servo di Dio professor Nicola Bellantuono viene così ricordato attraverso lo sguardo riconoscente di chi continua a sentirlo vicino. Un ricordo che non pretende di definire tutto il mistero di una persona, ma ne consegna al lettore il volto più caro: quello dell’uomo che ha cercato di unire la professione medica alla carità cristiana.

Perché, in fondo, la domanda iniziale trova la sua risposta più bella proprio nella semplicità della conclusione: non è necessario sapere soltanto che cosa sia stato un uomo. Conta anche il bene che ha lasciato e la speranza che continua a suscitare.

E quando una vita è stata capace di curare, consolare e amare, il suo ricordo può continuare a essere una luce per chi resta.

Testimonianza della dottoressa Sacco sul Servo di Dio professor Nicola Bellantuono, nel giorno di Tutti i Santi – 1° novembre.


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